
Cosa non avrei fatto per dimenticarlo il prima possibile!!!
"Dai scema, vieni un pò qui da me, ti divertirai sicuramente!"
E così, a fine agosto, avevo accettato l'invito di Carla ad andare un pò da lei, giù in Calabria, in un villaggio turistico dove lavorava come animatrice.
Il viaggio fu tremendo, le uniche canzoni che avevo nel lettore mp3 mi ricordavano lui, i suoi baci, le sue carezze. E poi proprio davanti a me, seduti, abbracciati stretti stretti, c'erano due fidanzatini...quindici
anni ciascuno. Che bella età!
anni ciascuno. Che bella età!
Il treno si fermò alla stazione e chiamai Carla per farmi venire a prendere.
Mentre l'aspettavo, mi si avvicinò un ragazzetto cicciottello, con gli occhiali da vista sul naso e pieno di lentiggini.
Tutto sommato una faccia simpatica!
"Ciao, sei Alessia?"
"Si..."
Mi spalancò un fresco sorriso.
"Non aver paura, sono Matteo, sono venuto io a prenderti perchè Carla doveva stare al Mini Club con i bambini...ah comunque sono un animatore del villaggio anch'io...e non mordo!"
E si vedeva! Un simpaticone doveva essere!!!
"Ma piacere di conoscerti Matteo!!!" - ricambiai il sorriso a trentadue denti, volentieri.
Cominciavo a distrarre la mente...e me ne accorsi...
Cominciavo a distrarre la mente...e me ne accorsi...
Il viaggio in macchina fu entusiasmante. Matteo era una fonte inesauribile di barzellette, persino il suo modo di parlare metteva allegria e buon umore.
Arrivati al villaggio Carla mi venne incontro a braccia aperte.....erano tutti sorridenti, questa piccola vacanza di 3 giorni si prospettava fantastica! Memorabile!
"Ciao bellezzaaa! Come va? Eh? Matteo ti ha dato i tormenti?"
"Ahaha, no no, è una forza!"
"Vedrai...sarà una forza tutto il week-end.....aspetta di conoscere tutto la cricca!"
E fu così che, a parte Matteo, il simpaticone del gruppo, conobbi Luana, la ballerina; Sergio, il tuttofare; Diana, la pazzoide; Luca, il rompiscatole e....Marco, il capo-animatore.
E fu così che, a parte Matteo, il simpaticone del gruppo, conobbi Luana, la ballerina; Sergio, il tuttofare; Diana, la pazzoide; Luca, il rompiscatole e....Marco, il capo-animatore.
E che capo-animatore!!!
Alto, moro, abbronzato...con due magnetici occhi neri...e una cascata di riccioli castani che arrivavano alle spalle.
"Piacere Marco." - una voce calda, penetrante.
"Alessia..."
Quella sera stessa ci organizzammo per una pizza, dopo lo spettacolo serale. E fu una bella sera. Tranquilla, divertente, addirittura distensiva... Per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo serena...con l'animo in
pace...Ci furono un sacco di risate e tanta, tanta birra.E tra un sorso e un altro mi scoprivo a fissare gli occhi di Marco, che puntualmente fissavano i miei..
pace...Ci furono un sacco di risate e tanta, tanta birra.E tra un sorso e un altro mi scoprivo a fissare gli occhi di Marco, che puntualmente fissavano i miei..
La luce soffusa del locale lo rendeva ancora più affascinante. Ero attratta dal suo modo di gesticolare e il suo sorriso mi ipnotizzava.
"Marco, ma quanti anni hai?" - azzardai.
"Tu quanti me ne dai?" - classico, dovevo aspettarmelo.
"Oh ti prego...odio questa domanda...dai dimmelo tu!!"
Per mia fortuna rispose immediatamente - "Trentotto."
Trentotto anni! Tutti tornarono ai loro discorsi, compreso Marco, mentre io ero immersa nei miei pensieri.
Trentotto anni! E pensare che non avevo mai provato attrazione per un ragazzo che superasse i venticinque.
Trentotto anni! Cavoli però se era bello! Ne dimostrava almeno dieci in meno, ma si vedeva che il fascino
era quello di un uomo adulto..
era quello di un uomo adulto..
Fu colpa della birra, o forse fu proprio colpa sua, ma cominciai a pensarci insieme...a letto. E proprio in quel momento, come se lui se ne fosse accorto, portò la mano sinistra al mento e sollevò l'indice vicino alle labbra...poi mi guardò negli occhi e mi fece un mezzo sorriso malizioso.
Il cuore mi arrivò in gola e un'ondata di calore m'incendiò il volto.
Era assurdo! Non poteva leggermi nel pensiero, eppure, convinta di avere le guance in fiamme, mi alzai con una scusa e mi diressi al bagno.
La serata continuò traquillamente e io cercai di evitare certi pensieri...
Mentre tornavamo a piedi verso il villaggio Marco mi si fece vicino e mi prese a braccetto.
Il suo profumo m'invase l'anima..
"Divertita?"
"Si molto...siete simpaticissimi!"
"Beh, siamo animatori!!! Se non siamo simpatici noi!"
...effettivamente...aveva ragione.
Sorrisi.
"Ti va di venire a bere una cosa con me? O sei stanca e vuoi andare a nanna?"
Pensai : perchè no?!
"Volentieri."
Fu così che a metà strada ci distaccammo dal gruppo...tra risatine e occhiolini vari.
"Allora, Alessia dagli occhioni tristi, possiamo fare qualcosa per farli brillare un pò?" - e mi regalò un dolcissimo sorriso..
"Chissà..."
"Chissà?! .......Cos'e? Una sfida? Sappi che io adoro le sfide!"
"Benone! Anch'io!" - il gioco si faceva interessante.
Ridemmo entrambi.
"Ti porto in un bel posto, ti va?"
Decisi di fidarmi - "Ok, andiamo!"
Il maglioncino di cotone bianco si intonava perfettamente alla sua pelle bruna. Le sue mani gesticolavano sotto la luce della luna, affusolate, forti, perfette. E ad ogni passo sentivo il suo profumo disperdersi nel
vento.
vento.
Parlava dei suoi hobby, delle sue passioni, del tempo, del mondo e dell'amore...e io lo ascoltavo interessata.
Il suo modo di parlare mi trasportava, aveva energia e vitalità da vendere.
Il suo modo di parlare mi trasportava, aveva energia e vitalità da vendere.
Intanto, parlando parlando, ci ritrovammo in un piccolo sentiero, fiancheggiato da un boschetto di pini, che portava ad un piccolo bungaloow di pietra distanziato dal villaggio.
"Questo sarebbe il bel posto?" - lo presi in giro.
"Qui è dove dormo io" - mi prese per mano - "Vieni, entra, vedrai com'è carino!"
La sua presa era forte, decisa, ma, per un attimo, mi fece tenerezza camminare con lui in quel modo.
Ci avvicinammo alla porta di questa piccola costruzione e mi lasciò la mano per aprirla.
Appena entrati accese la luce e di colpo si illuminò un'ambientino niente male.
Sulla destra c'era un tavolino con la tv, con sotto un piccolo frigobar e sopra una finestra con le tendine blu, che faceva un bel contrasto con le pareti color arancio. A seguire una porta, che doveva essere quella del bagno. Un vaso di fiori secchi, alto circa 2 metri era appoggiato ad una colonna, e di fronte c'era un letto ad una piazza e mezza, con le lenzuola blu.
Un comodino, una poltroncina e uno specchio fronteggiavano la parete sinistra.
"Carino, davvero! Hai ragione."
"Visto? che ti dicevo?! .....posso offrirti qualcosa da bere?" - si avvicinò al frigo.
"No, ti ringrazio, credo di aver bevuto già troppo per stasera...anzi, posso usufruire del tuo bagno?"
"Certo, è li." - mi indicò la porta sulla parete destra - "Fai come se fossi a casa tua."
Posai la borsa sul tavolino, accanto alla tv, ed entrai in bagno.
Mi sollevai la gonna e mi sedetti sul water. E mentre mi liberavo di tutta la birra bevuta pensavo che forse era stato un pò azzardato venire direttamente nella sua stanza.
Mi sentivo confusa. Ma probabilmente, pensai, mi stavo allarmando per niente.Avremmo chiacchierato un pò e poi sarei tornata nella mia stanza, a dormire.
Scaricai, mi rimisi in ordine e aprii la porta.
Scaricai, mi rimisi in ordine e aprii la porta.
In quel preciso istante, ciò che vidi mi bloccò. Fisicamente...e nel respiro.
Marco era di spalle e si stava sfilando lentamente il maglioncino bianco..
Era come se la scena andasse al rallentatore.
Il bordo del maglioncino si spostava verso l'alto, lungo la sua schiena, centimetro per centimetro...scoprendo, ai miei occhi, infiniti lembi della sua pelle ambrata.
Il mio cuore cominciò ad accellerare nei battiti e sentii quasi l'istinto di corrergli alle spalle e di stringerlo con entrambe le braccia...baciandogli e leccandogli avidamente, uno per uno, ogni muscolo che si muoveva tra
la pelle e le ossa.
Il mio cuore cominciò ad accellerare nei battiti e sentii quasi l'istinto di corrergli alle spalle e di stringerlo con entrambe le braccia...baciandogli e leccandogli avidamente, uno per uno, ogni muscolo che si muoveva tra
la pelle e le ossa.
La realtà mi colpì come un treno dritto in faccia, appena si voltò a guardarmi.
"Cosa fai impalata li sulla porta?" - rideva di gusto.
"..N..niente... pensavo." - mi ero fottuta da sola.
"Ah si, pensavi? E a cosa pensavi?...sentiamo un pò..."
"Non ti interesserebbe!" - gli feci un occhiolino, dopo di chè mi andai a sedere sul letto.
Fece la stessa cosa, sedendosi accanto a me ...a dorso nudo.
"E cosa ne sai...che non m'interesserebbe? Prova a dirmelo e poi giudico io se è interessante o meno...no?"
"Ehm...no" - mi spostai un pò.
Lui seguì il mio spostamento.
"Cos'è? Ti mette a disagio starmi così vicino?"
Che stronzo.
"No no, assolutamente... è solo che..."
"E' solo che...?"
"No niente dai..." - feci per alzarmi - "Ti piace stare qu----"
Non feci in tempo a finire la domanda che mi tirò per un braccio e mi rimise a sedere.
"Dove vorresti andare?" - mi sorrideva malizioso.
A che gioco stava giocando? Voleva burlarsi di me, sicuro! Ma perchè proprio io con tutte le ragazze del villaggio? Forse perchè con loro non poteva permettersi...avrebbe perso il posto...avrebbe avuto problemi
anche per lavori futuri...
anche per lavori futuri...
Ma forse era vero che mi leggeva nella mente..."Non siamo bambini...evitiamo di giocare...e di girare intorno alle cose.........spogliati!"
Il mio respiro si fermò a mezz'aria.
Ero sospesa tra il sentirmi bambina e adulta.
Volevo scoppiare a ridere, volevo scappare, volevo fare l'oca esclamando : Cosaaaaa?!?!, ma volevo anche spogliarmi.
Furono pochi attimi, che sembrarono ore interminabili.
Lunghissime ore in cui, sprofondando nel suo caldo sguardo, decisi.
Staccai i miei occhi dai suoi... e guardai il letto.
Poi ritornai su di lui.
Era fermo e immobile come prima, e ancora mi guardava...bramoso...ansioso, di una mia risposta positiva.
Evitai di parlare.
Sollevai le mani e lui le seguì, con gli occhi, sul mio petto.
Sbottonai lentamente ogni bottone della camicetta. Poi la sfilai e rimasi in reggiseno.
Mi fissò negli occhi e deglutì. Dopo di chè si inclinò in avanti, verso di me, e appoggiò le sue labbra sulla mia spalla destra.
Mi fissò negli occhi e deglutì. Dopo di chè si inclinò in avanti, verso di me, e appoggiò le sue labbra sulla mia spalla destra.
Annusò la mia pelle...e la baciò delicatamente.
Poggiai entrambe le mani sulle gambe e lui posò le sue sulle mie. Poi salì piano piano sulle braccia, verso le spalle, mentre si allontanava col viso per guardarmi di nuovo negli occhi...
Non sapevo che fare, che pensare, che dire...
Non sapevo che fare, che pensare, che dire...
Ma sapevo che se volevo, dovevo!
Poteva essere un buon modo per spezzare i miei "legami col passato", poteva essere un qualcosa di cui mi sarei pentita, poteva essere semplicemente una scopata...o qualcosa di più...
Poteva essere qualsiasi cosa e io dovevo essere pronta ad accettare il peso che avrebbe successivamente avuto sulla mia coscienza.
Ero disposta?
Ci pensai...e fu davvero un solo istante stavolta.
Si, ero disposta.
L'odore della sua pelle continuava a distrarmi dai miei ragionamenti.
Non potevo far altro che assecondare l'istinto.
Mi arresi.
Mi arresi.
Mi arresi alle sue mani, che esageravano, in quel cammino che era il mio corpo.
Mi arresi ai suoi baci, sempre meno lenti, sempre meno morbidi.
Mi arresi al suo sapore, al suo odore, ai suoi gemiti, che dentro di me echeggiavano forti e vivi.
Mi arresi alla voglia.
Mi arresi alla voglia.
E, vedendolo così ardito e disinibito, liberai ogni mia fantasia tra le sue braccia.
A tratti mi sentivo male. Ci sbattevamo troppo e mi mancava il respiro.
Respiro che lui mi ridava, baciandomi, poi, dolcemente.
Sapeva capirmi...
Beh...a trentott'anni doveva pur aver capito qualcosa delle donne!
Non c'era pudore. Ne imbarazzo.
Mi sentivo sicura e tranquilla nell'essere semplicemente me stessa.
Ero come un mare in tempesta. Forte, deciso, a tratti nervoso e scattoso.
E lui era come una barca, che assecondava ogni mio movimento.
Sapeva muoversi, sapeva seguirmi, sapeva cosa volevo che facesse, ancor prima di farglielo capire...e mi batteva sul tempo...
Sapeva muoversi, sapeva seguirmi, sapeva cosa volevo che facesse, ancor prima di farglielo capire...e mi batteva sul tempo...
Mi leggeva nel pensiero e me lo teneva nascosto.
Intrecciava le sue gambe alle mie e i nostri capelli facevano lo stesso, senza chiederci il permesso.
Avrei urlato di piacere, ma non potevo...e gli mordevo le spalle, le orecchie, le guance e di nuovo le spalle.
Gli toccavo la schiena, i fianchi e, dove potevo, le gambe.
Lui non mi toccava. Lui mi afferava.
Stringeva le mie carni in ogni punto del corpo. Era ingordo. Avido. Di me.
Ed era tutto così meravigliosamente sporco.
Fin quando non mi abbracciò, stringendomi a se, tanto da farmi male.
Schiacciò la sua faccia su di me, tra il collo e la spalla. E le sue unghie entrarono, ferendomi, nella pelle della mia schiena.
Provai un dolore indescrivibile, che mi strappò un grido strozzato.
Poi allentò la presa e mi lasciò cadere sulle coperte umide.
Dolorante, guardai il soffitto.
Non capivo niente...
...ma sentii perfettamente il suo : "Cazzo NO..."
Sono passati più di due mesi da quella sera... e, più passa il tempo, più sono convinta che Marco non conoscerà mai suo padre.


