lunedì 3 novembre 2008

Marco


Cosa non avrei fatto per dimenticarlo il prima possibile!!!


"Dai scema, vieni un pò qui da me, ti divertirai sicuramente!"

E così, a fine agosto, avevo accettato l'invito di Carla ad andare un pò da lei, giù in Calabria, in un villaggio turistico dove lavorava come animatrice.

Il viaggio fu tremendo, le uniche canzoni che avevo nel lettore mp3 mi ricordavano lui, i suoi baci, le sue carezze. E poi proprio davanti a me, seduti, abbracciati stretti stretti, c'erano due fidanzatini...quindici
anni ciascuno. Che bella età!


Il treno si fermò alla stazione e chiamai Carla per farmi venire a prendere.

Mentre l'aspettavo, mi si avvicinò un ragazzetto cicciottello, con gli occhiali da vista sul naso e pieno di lentiggini.

Tutto sommato una faccia simpatica!


"Ciao, sei Alessia?"

"Si..."

Mi spalancò un fresco sorriso.

"Non aver paura, sono Matteo, sono venuto io a prenderti perchè Carla doveva stare al Mini Club con i bambini...ah comunque sono un animatore del villaggio anch'io...e non mordo!"

E si vedeva! Un simpaticone doveva essere!!!

"Ma piacere di conoscerti Matteo!!!" - ricambiai il sorriso a trentadue denti, volentieri.
Cominciavo a distrarre la mente...e me ne accorsi...


Il viaggio in macchina fu entusiasmante. Matteo era una fonte inesauribile di barzellette, persino il suo modo di parlare metteva allegria e buon umore.

Arrivati al villaggio Carla mi venne incontro a braccia aperte.....erano tutti sorridenti, questa piccola vacanza di 3 giorni si prospettava fantastica! Memorabile!


"Ciao bellezzaaa! Come va? Eh? Matteo ti ha dato i tormenti?"

"Ahaha, no no, è una forza!"

"Vedrai...sarà una forza tutto il week-end.....aspetta di conoscere tutto la cricca!"
E fu così che, a parte Matteo, il simpaticone del gruppo, conobbi Luana, la ballerina; Sergio, il tuttofare; Diana, la pazzoide; Luca, il rompiscatole e....Marco, il capo-animatore.

E che capo-animatore!!!

Alto, moro, abbronzato...con due magnetici occhi neri...e una cascata di riccioli castani che arrivavano alle spalle.

"Piacere Marco." - una voce calda, penetrante.

"Alessia..."

Quella sera stessa ci organizzammo per una pizza, dopo lo spettacolo serale. E fu una bella sera. Tranquilla, divertente, addirittura distensiva... Per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo serena...con l'animo in
pace...Ci furono un sacco di risate e tanta, tanta birra.E tra un sorso e un altro mi scoprivo a fissare gli occhi di Marco, che puntualmente fissavano i miei..

La luce soffusa del locale lo rendeva ancora più affascinante. Ero attratta dal suo modo di gesticolare e il suo sorriso mi ipnotizzava.

"Marco, ma quanti anni hai?" - azzardai.

"Tu quanti me ne dai?" - classico, dovevo aspettarmelo.

"Oh ti prego...odio questa domanda...dai dimmelo tu!!"

Per mia fortuna rispose immediatamente - "Trentotto."

Trentotto anni! Tutti tornarono ai loro discorsi, compreso Marco, mentre io ero immersa nei miei pensieri.

Trentotto anni! E pensare che non avevo mai provato attrazione per un ragazzo che superasse i venticinque.

Trentotto anni! Cavoli però se era bello! Ne dimostrava almeno dieci in meno, ma si vedeva che il fascino
era quello di un uomo adulto..

Fu colpa della birra, o forse fu proprio colpa sua, ma cominciai a pensarci insieme...a letto. E proprio in quel momento, come se lui se ne fosse accorto, portò la mano sinistra al mento e sollevò l'indice vicino alle labbra...poi mi guardò negli occhi e mi fece un mezzo sorriso malizioso.

Il cuore mi arrivò in gola e un'ondata di calore m'incendiò il volto.

Era assurdo! Non poteva leggermi nel pensiero, eppure, convinta di avere le guance in fiamme, mi alzai con una scusa e mi diressi al bagno.


La serata continuò traquillamente e io cercai di evitare certi pensieri...

Mentre tornavamo a piedi verso il villaggio Marco mi si fece vicino e mi prese a braccetto.

Il suo profumo m'invase l'anima..

"Divertita?"

"Si molto...siete simpaticissimi!"

"Beh, siamo animatori!!! Se non siamo simpatici noi!"

...effettivamente...aveva ragione.

Sorrisi.

"Ti va di venire a bere una cosa con me? O sei stanca e vuoi andare a nanna?"

Pensai : perchè no?!

"Volentieri."

Fu così che a metà strada ci distaccammo dal gruppo...tra risatine e occhiolini vari.

"Allora, Alessia dagli occhioni tristi, possiamo fare qualcosa per farli brillare un pò?" - e mi regalò un dolcissimo sorriso..

"Chissà..."

"Chissà?! .......Cos'e? Una sfida? Sappi che io adoro le sfide!"

"Benone! Anch'io!" - il gioco si faceva interessante.

Ridemmo entrambi.

"Ti porto in un bel posto, ti va?"

Decisi di fidarmi - "Ok, andiamo!"

Il maglioncino di cotone bianco si intonava perfettamente alla sua pelle bruna. Le sue mani gesticolavano sotto la luce della luna, affusolate, forti, perfette. E ad ogni passo sentivo il suo profumo disperdersi nel
vento.

Parlava dei suoi hobby, delle sue passioni, del tempo, del mondo e dell'amore...e io lo ascoltavo interessata.
Il suo modo di parlare mi trasportava, aveva energia e vitalità da vendere.

Intanto, parlando parlando, ci ritrovammo in un piccolo sentiero, fiancheggiato da un boschetto di pini, che portava ad un piccolo bungaloow di pietra distanziato dal villaggio.

"Questo sarebbe il bel posto?" - lo presi in giro.

"Qui è dove dormo io" - mi prese per mano - "Vieni, entra, vedrai com'è carino!"

La sua presa era forte, decisa, ma, per un attimo, mi fece tenerezza camminare con lui in quel modo.

Ci avvicinammo alla porta di questa piccola costruzione e mi lasciò la mano per aprirla.

Appena entrati accese la luce e di colpo si illuminò un'ambientino niente male.

Sulla destra c'era un tavolino con la tv, con sotto un piccolo frigobar e sopra una finestra con le tendine blu, che faceva un bel contrasto con le pareti color arancio. A seguire una porta, che doveva essere quella del bagno. Un vaso di fiori secchi, alto circa 2 metri era appoggiato ad una colonna, e di fronte c'era un letto ad una piazza e mezza, con le lenzuola blu.

Un comodino, una poltroncina e uno specchio fronteggiavano la parete sinistra.

"Carino, davvero! Hai ragione."

"Visto? che ti dicevo?! .....posso offrirti qualcosa da bere?" - si avvicinò al frigo.

"No, ti ringrazio, credo di aver bevuto già troppo per stasera...anzi, posso usufruire del tuo bagno?"

"Certo, è li." - mi indicò la porta sulla parete destra - "Fai come se fossi a casa tua."

Posai la borsa sul tavolino, accanto alla tv, ed entrai in bagno.

Mi sollevai la gonna e mi sedetti sul water. E mentre mi liberavo di tutta la birra bevuta pensavo che forse era stato un pò azzardato venire direttamente nella sua stanza.

Mi sentivo confusa. Ma probabilmente, pensai, mi stavo allarmando per niente.Avremmo chiacchierato un pò e poi sarei tornata nella mia stanza, a dormire.
Scaricai, mi rimisi in ordine e aprii la porta.

In quel preciso istante, ciò che vidi mi bloccò. Fisicamente...e nel respiro.

Marco era di spalle e si stava sfilando lentamente il maglioncino bianco..

Era come se la scena andasse al rallentatore.

Il bordo del maglioncino si spostava verso l'alto, lungo la sua schiena, centimetro per centimetro...scoprendo, ai miei occhi, infiniti lembi della sua pelle ambrata.
Il mio cuore cominciò ad accellerare nei battiti e sentii quasi l'istinto di corrergli alle spalle e di stringerlo con entrambe le braccia...baciandogli e leccandogli avidamente, uno per uno, ogni muscolo che si muoveva tra
la pelle e le ossa.

La realtà mi colpì come un treno dritto in faccia, appena si voltò a guardarmi.

"Cosa fai impalata li sulla porta?" - rideva di gusto.

"..N..niente... pensavo." - mi ero fottuta da sola.

"Ah si, pensavi? E a cosa pensavi?...sentiamo un pò..."

"Non ti interesserebbe!" - gli feci un occhiolino, dopo di chè mi andai a sedere sul letto.

Fece la stessa cosa, sedendosi accanto a me ...a dorso nudo.

"E cosa ne sai...che non m'interesserebbe? Prova a dirmelo e poi giudico io se è interessante o meno...no?"

"Ehm...no" - mi spostai un pò.

Lui seguì il mio spostamento.

"Cos'è? Ti mette a disagio starmi così vicino?"

Che stronzo.

"No no, assolutamente... è solo che..."

"E' solo che...?"

"No niente dai..." - feci per alzarmi - "Ti piace stare qu----"

Non feci in tempo a finire la domanda che mi tirò per un braccio e mi rimise a sedere.

"Dove vorresti andare?" - mi sorrideva malizioso.


A che gioco stava giocando? Voleva burlarsi di me, sicuro! Ma perchè proprio io con tutte le ragazze del villaggio? Forse perchè con loro non poteva permettersi...avrebbe perso il posto...avrebbe avuto problemi
anche per lavori futuri...


Ma forse era vero che mi leggeva nella mente..."Non siamo bambini...evitiamo di giocare...e di girare intorno alle cose.........spogliati!"

Il mio respiro si fermò a mezz'aria.

Ero sospesa tra il sentirmi bambina e adulta.

Volevo scoppiare a ridere, volevo scappare, volevo fare l'oca esclamando : Cosaaaaa?!?!, ma volevo anche spogliarmi.

Furono pochi attimi, che sembrarono ore interminabili.

Lunghissime ore in cui, sprofondando nel suo caldo sguardo, decisi.

Staccai i miei occhi dai suoi... e guardai il letto.

Poi ritornai su di lui.

Era fermo e immobile come prima, e ancora mi guardava...bramoso...ansioso, di una mia risposta positiva.

Evitai di parlare.

Sollevai le mani e lui le seguì, con gli occhi, sul mio petto.

Sbottonai lentamente ogni bottone della camicetta. Poi la sfilai e rimasi in reggiseno.
Mi fissò negli occhi e deglutì. Dopo di chè si inclinò in avanti, verso di me, e appoggiò le sue labbra sulla mia spalla destra.

Annusò la mia pelle...e la baciò delicatamente.

Poggiai entrambe le mani sulle gambe e lui posò le sue sulle mie. Poi salì piano piano sulle braccia, verso le spalle, mentre si allontanava col viso per guardarmi di nuovo negli occhi...
Non sapevo che fare, che pensare, che dire...

Ma sapevo che se volevo, dovevo!

Poteva essere un buon modo per spezzare i miei "legami col passato", poteva essere un qualcosa di cui mi sarei pentita, poteva essere semplicemente una scopata...o qualcosa di più...

Poteva essere qualsiasi cosa e io dovevo essere pronta ad accettare il peso che avrebbe successivamente avuto sulla mia coscienza.

Ero disposta?

Ci pensai...e fu davvero un solo istante stavolta.

Si, ero disposta.

L'odore della sua pelle continuava a distrarmi dai miei ragionamenti.

Non potevo far altro che assecondare l'istinto.
Mi arresi.

Mi arresi alle sue mani, che esageravano, in quel cammino che era il mio corpo.

Mi arresi ai suoi baci, sempre meno lenti, sempre meno morbidi.

Mi arresi al suo sapore, al suo odore, ai suoi gemiti, che dentro di me echeggiavano forti e vivi.
Mi arresi alla voglia.

E, vedendolo così ardito e disinibito, liberai ogni mia fantasia tra le sue braccia.

A tratti mi sentivo male. Ci sbattevamo troppo e mi mancava il respiro.

Respiro che lui mi ridava, baciandomi, poi, dolcemente.

Sapeva capirmi...

Beh...a trentott'anni doveva pur aver capito qualcosa delle donne!

Non c'era pudore. Ne imbarazzo.

Mi sentivo sicura e tranquilla nell'essere semplicemente me stessa.

Ero come un mare in tempesta. Forte, deciso, a tratti nervoso e scattoso.

E lui era come una barca, che assecondava ogni mio movimento.
Sapeva muoversi, sapeva seguirmi, sapeva cosa volevo che facesse, ancor prima di farglielo capire...e mi batteva sul tempo...

Mi leggeva nel pensiero e me lo teneva nascosto.

Intrecciava le sue gambe alle mie e i nostri capelli facevano lo stesso, senza chiederci il permesso.

Avrei urlato di piacere, ma non potevo...e gli mordevo le spalle, le orecchie, le guance e di nuovo le spalle.

Gli toccavo la schiena, i fianchi e, dove potevo, le gambe.

Lui non mi toccava. Lui mi afferava.

Stringeva le mie carni in ogni punto del corpo. Era ingordo. Avido. Di me.

Ed era tutto così meravigliosamente sporco.

Fin quando non mi abbracciò, stringendomi a se, tanto da farmi male.

Schiacciò la sua faccia su di me, tra il collo e la spalla. E le sue unghie entrarono, ferendomi, nella pelle della mia schiena.

Provai un dolore indescrivibile, che mi strappò un grido strozzato.


Poi allentò la presa e mi lasciò cadere sulle coperte umide.

Dolorante, guardai il soffitto.

Non capivo niente...

...ma sentii perfettamente il suo : "Cazzo NO..."








Sono passati più di due mesi da quella sera... e, più passa il tempo, più sono convinta che Marco non conoscerà mai suo padre.

sabato 11 ottobre 2008

Il mio amico fidanzato!


Con le spalle al muro, seduto sul letto, riusciva solo a dirmi : "No dai, non farlo...sono fidanzato...e lo sai"

"Si...ma lo sai anche tu, eppure non stai facendo niente per fermarmi..." - e così continuavo a muovermi sul suo rigido bacino.
Le sue braccia stese lungo il suo corpo, con le mani che stringevano il lenzuolo. Solo brividi e voglie.
Movimenti lenti, sinuosi, caldi, eccitanti...E sentivo il calore del suo corpo venir fuori dal colletto della camicia.
Su e giù.
La zip della mia maglia giocava con i suoi occhi. E adesso davo. E adesso nascondevo.
Lucidi, languidi, osservavano a tratti il soffitto, pregando un Dio che non poteva più ascoltare questo genere di preghiere.
"Oh Signore...ti prego, togliti!"
"E toglimi tu......" - un sorriso malizioso sul mio volto.
Fossi matta!
Inclinai la testa sulla sua spalla destra e i miei capelli si spostarono, mostrando alla luce soffusa della lampada la mia pelle rosea...
Mostrai, così, a lui, la mia sottomissione...e lui non potè fare a meno di baciarmi il collo.
Salì verso l'alto, fin dietro l'orecchio. E la mia eccitazione finalmente fu soddisfatta.
Gli presi entrambe le mani, che ancora stringevano le coperte, e le posai sul mio culo.
Lui inarcò leggermente la schiena e sollevò la testa. Fui tentata di mordegli la gola, ma mi limitai a leccarlo e succhiarlo in tanti piccoli punti.
Mentre piano piano scendevo giù, fin dove potevo sul suo petto, gli sbottonai la camicia e infilai la mia mano nel piccolo spazio tra i jeans e la sua pelle.
Camminavo stretta, ma sentivo il suo calore e questo mi spronava ad andare oltre...finchè non lo toccai.
Fu allora che sentì una sua mano staccarsi dal mio corpo, per scoprirla poi tra le morbide ciocche dei miei capelli.
Mi tirò con forza, tanto da farmi male.
Mi spinse all'indietro e caddi di schiena sul letto.
Si sollevò sopra di me e per un breve istante rimase immobile, fissando i suoi occhi dentro i miei.
Ma fu un attimo.
Si slacciò in fretta la cintura e i pantaloni. Lo guardavo vogliosa.
Tolse tutto, compreso i boxer.
Rimase solo con la camicia, aperta...
Mi prese una mano e mi tirò a se, per poi lasciarla.. e posare due sue dita tra le mie labbra.
Aprì la mia bocca con fare irruento e quasi mi affogò tanto fu la foga con la quale me lo infilò.
Spingeva la mia testa con entrambe le mani e ogni tanto si piegava un pò in avanti per arrivare con le braccia a spogliarmi e a toccarmi.
Finchè non rimasi vestita solo di un perizoma color verde acqua.
Mi scostò dal suo ventre...e mi sollevò fin davanti al suo viso, prendendomi per le spalle.
"Vedi cosa mi stai facendo fare? Vedi?"
"Vedo..." - sorrisi ancora una volta.
Mi buttò sul letto con forza. E, dopo essersi preoccupato di togliermi l'ultimo capo d'intralcio, mi scopò con violenza.....
Fu bellissimo.

sabato 30 agosto 2008

Luna!


Luna, 24 anni, con gli occhi di ghiaccio e il cuore fragile, camminava in una stradina buia della sua città.

Erano le 11 della sera, e con la sigaretta tra le labbra pensava a quanto tempo ancora dovesse passare prima di dimenticarsi del tutto il suo ex amore..

Nel punto più buio del viottolo il suo telefono cominciò a suonare. Bob Sincler stava svegliando mezzo mondo.
"Pronto!?" - rispose.

"Luna?"

"Si, sono io, chi è?"

"Chissà se ti ricordi di me..."

"La voce non mi è nuova, ma non saprei..." - Luna era curiosa, chi poteva mai chiamare a quell'ora della sera?

"La voce non ti è nuova eh?! Nemmeno se pensi ai fiori di campo ti ricordi di me?"

"Nooooo! Non ci credo!!! Da quanto tempo...ma che fine hai fatto? Chi ti ha dato il mio numero? Ma sei in città?" - ed eccolo qui...era lui...l'aveva riconosciuto finalmente...Ma come dimenticarsi del suo vecchio migliore amico d'infanzia!

"Ehi ehi, quante domande.......io te ne voglio fare solo una...... ti va di voltarti e di guardare dietro di te?"


Luna si voltò...i suoi splendidi capelli neri l'accompagnarono nel movimento.

"Giuliooooooo!" - un urlo di gioia le invase la gola, mentre si lanciava tra le sue braccia - "Non ci credo! Sei davvero qui?!"

"E dove potevo mai essere? Sono anni che ti aspetto..."

Luna si scostò, lo guardò negli occhi confusa, non capiva.
E fu allora che lui trovò il coraggio.

"Luna ti amo! Ti ho sempre amata!" - un rossore fanciullesco gli invase il volto.

Come paralizzata.

"Ma tu amavi quello...e poi quell'altro...e io non riuscivo ad averti mai, perchè tu mi vedevi sempre con gli occhi di una sorella...e io non trovavo mai il coraggio di dirtelo..." - Giulio era un fiume in piena - "...io ti amo Luna, e ho cominciato ad amarti da quella serata che passammo al fiume...te la ricordi Luna, te la ricordi?"

"Si, si, la ricordo quella sera...come se fosse ieri..." - ma com'era possibile tutto questo? Giulio innamorato di lei??? Da 10 anni?

"...e da quel momento non ho fatto altro che pensare a te... Ogni momento che vivo è dedicato a te...ai tuoi capelli...al tuo viso...alle tue mani...ai tuoi occhi, ai tuoi bellissimi e grandi occhi..."

"Giulio io..." - ma lui la fermò.

"No ti prego, non dire niente...ti prego...dammi la possibilità di averti, adesso." - e lei non disse più nulla.

Fu un attimo, e le labbra di Giulio premevano contro le sue, con forza, passione, irruenza. Le sue grandi mani andavano intrecciandosi dietro la sua morbida schiena. Cercavano, scoprivano, ardevano di passione.

Luna era trasportata da mille emozioni.

Amava ancora Daniele, nonostante lui si era rivelato un MOSTRO. L'aveva fatta soffrire e poi l'aveva lasciata nel modo più cattivo di questo mondo.

Giulio per lei era sempre stato un bel ragazzo e gli voleva un mondo di bene, ma non aveva mai pensato a lui come un probabile compagno.

Era, si, confusa, ma le carezze che stava ricevendo le sentiva come sue. Conosceva quelle mani, quel corpo, quell'odore fin da quando era bambina. Quante volte si erano rotolati per terra a fare la lotta...e quanti bagni al fiume avevano fatto...entrambi in mutande, uno di fronte all'altra...

Nel bel mezzo dei suoi pensieri, trasalì. Giulio si era fermato, bloccato. Il suo viso era a 1 centimetro dal suo e la guardava negli occhi, profondamente.Poi la baciò di nuovo. Un bacio a stampo, che a stento succhia un pò di labbro, assaporando la dolce delicatezza della pelle.

"Luna ti amo... ti amo...lo capisci o no? Luna lo capisciiii???" - ad ogni sillaba la sua voce saliva di un tono.

"Giulio calmati...si ho capito, ma non c'è bisogno di urlare!"

"Invece c'è bisogno eccome. Tu, stasera... io... noi adesso... non riesco a direi nient'altro... solo che..." - sussurrandolo - "...ti amo!"

Era dolcissimo. Luna gli prese il viso tra le mani, lo guardò con tenerezza...poi lo abbracciò.Quando si distaccò, per guardarlo ancora, scoprì che quei dolcissimi occhi castani erano colmi di lacrime...
"E adesso perchè piangi?"

"Perchè ho capito che non mi amerai mai... lo si capisce da come mi guardi... mi vuoi troppo bene, per amarmi...... o forse, ami ancora lui..."

Luna lo guardava senza parlare. Il suo cuore era in palpitazione.

Poi, mossa da chissà quale ragione, lo prese per mano...e cominciò a camminare verso casa.

"Luna dove stiamo andando?"

"A casa mia, voglio fare l'amore con te."

mercoledì 16 aprile 2008

€R0T|C@


Mi chiamano Erotica.Ho dei grandi occhi castani.La pelle bianca e le labbra rosee.I miei capelli sono neri e mi toccano sulle spalle.Ho due nei sul decollette. Uno vicino a un capezzolo e uno sotto la pacca destra.Mi chiamano Erotica perchè scrivo storie hard...perchè parlo spesso di sesso...perchè non sono una pudica e nemmeno una puritana.Mi chiamano Erotica perchè erotica sono.Mi vesto in modo provocante, altrimenti appariscente.Trucco spesso gli occhi di nero per farli più marcati e, quindi, più misteriosi e sensuali.Le mie scollature sono il posto preferito per gli occhi di uomini e donne.E le mie gonne corte fanno perdere il sonno agli uomini più fantasiosi.Mi chiamano Erotica, ma in realtà mi chiamo Alessia.Per quanto imperfetto possa essere, il mio sorriso è sempre luminoso...e la mia bocca promette sempre buone cose...da dire...da fare...Ho sogni segreti che rivelo a metà. E intimo licenzioso nascosto per casa.Le mie mani sono sempre in cerca...i miei sguardi sono sempre provocatori.Tiro spesso i capelli di lato con la mano sinistra perchè sono mancina.Svelo il collo solo a chi voglio...e quando la mia vittima si accorge della mia sfacciataggine, arrossisce. Nel sesso tendo sempre a esagerare. Mi piace strafare. Mi piace soccombere. Mi piace aggredire.Sono camaleontica. Posso essere tutto quello che vuoi. Mi chiamano Erotica perchè non ho limiti, perchè mi sta bene come nome.Mi chiamano Erotica perchè non mi offendo se mi chiamano Erotica.